L’Asinara ora è un’isola più silenziosa. Si è spento Severino, l’asino più celebre e amato dell’intera Sardegna, una figura che per oltre tre decenni ha incarnato l’anima selvaggia di questa terra. Nato nel 1994, Severino non era un semplice animale, ma un’istituzione vivente che ha attraversato le epoche più significative della storia recente dell’isola.
Cresciuto tra le mura della diramazione di Campu Perdu, Severino ha vissuto il crepuscolo dell’era carceraria, convivendo quotidianamente con detenuti e agenti della Polizia Penitenziaria. Con il suo passo lento e lo sguardo calmo, ha poi dato il benvenuto alla nascita del Parco Nazionale, diventandone senza volerlo l’ambasciatore più efficace. Insieme ad altre figure storiche come il caprone Andria di Cala d’Oliva (scomparso qualche anno fa), Severino rappresentava quel legame indissolubile tra la fauna dell’isola e chi la abita.
Soprannominato affettuosamente il “Boss dell’Asinara” per il suo carattere tranquillo ma autorevole, Severino era la prima “attrazione” cercata dai visitatori. “Dov’è Severino?” era la domanda costante che guide e operatori si sentivano rivolgere dai turisti di tutto il mondo. Protagonista di migliaia di selfie, cartoline e racconti sui social, era diventato un punto fermo del paesaggio, sempre pronto a farsi accarezzare e a posare per una foto ricordo. Negli ultimi giorni la stanchezza aveva iniziato a farsi sentire. Seguito con dedizione dagli operatori del Parco, Severino se n’è andato in silenzio, lontano dai riflettori che lo avevano reso una piccola stella del web.
Sebbene i suoi ragli non riecheggino più tra le rocce di Campu Perdu, la storia di Severino resta scolpita nella memoria. Rimane nei racconti delle guide turistiche e nelle migliaia di scatti che hanno fatto il giro del pianeta. Con lui scompare un pezzo di storia dell’Asinara, ma il suo spirito continuerà a vivere in quell’angolo di Sardegna che, grazie alla sua presenza, ha saputo mostrare al mondo un’anima ancora più speciale e autentica.

