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L’ombra del disprezzo: a Sassari il dramma di un’infanzia negata tra insulti social e minacce ereditarie

Immagine simbolo di violenza

Immagine simbolo di violenza

L’ombra del disprezzo: a Sassari il dramma di un’infanzia negata tra insulti social e minacce ereditarie.

Sotto il cielo plumbeo della giustizia sassarese, si è consumato ieri un capitolo processuale dai contorni inquietanti, una vicenda che scava nell’abisso della crudeltà domestica e che vede come protagonista negativa una trentanovenne dell’hinterland, accusata di aver trasformato la vita della figlia minore in un vero e proprio incubo durato anni.

La pm Maria Paola Asara, ricostruendo minuziosamente un quadro di desolante degrado emotivo, ha sollecitato nei confronti dell’imputata una condanna a cinque anni di reclusione per il reato di maltrattamenti, ritenendo pienamente provate le condotte vessatorie che avrebbero preso di mira non solo l’adolescente, ma anche i pilastri della sua fragile esistenza, ovvero la nonna e la bisnonna della vittima. Secondo quanto emerso in aula davanti al collegio presieduto da Giancosimo Mura, con a latere le giudici Sara Pelicci e Stefania Mosca-Angelucci, la donna si sarebbe disinteressata della propria figlia fin dalla più tenera età, abbandonandola alle cure della madre e lasciando che il rapporto tra loro si sostanziasse esclusivamente attraverso umiliazioni, insulti e sistematiche mortificazioni che hanno lasciato ferite invisibili ma profonde.

La violenza non si sarebbe limitata alle sole parole, poiché le accuse parlano anche di percosse e minacce indirizzate fisicamente alla nonna e alla bisnonna della giovane, spesso avvenute davanti agli occhi della minore, in un clima di terrore costante dove la figura materna si trasformava in aguzzina. Il grosso delle contestazioni verte in particolare sulla copiosa e ossessiva trasmissione di sms e messaggi veicolati tramite i social network, talvolta utilizzando persino profili falsi per colpire l’adolescente con una serie massiva di attacchi psicologici dove ritornava ossessivamente il tema di una futura eredità da ricevere. In queste comunicazioni digitali, la madre prospettava alla figlia un futuro di miseria, definendola una stracciona destinata a vagare per strada una volta venuta a mancare la nonna, definendola inoltre un peso e un’infame da schiacciare il prima possibile, arrivando persino ad appellarla con il nome di Buscetta, in un chiaro ed esecrabile riferimento al noto pentito di mafia.

Per l’avvocata, rappresentante della parte civile, dietro questo agire si nasconderebbe una dolosa e sadica volontà di cagionare danni morali e psicologici alla teenager, una tesi supportata dalla richiesta di una provvisionale di 5mila euro e dal richiamo alla già avvenuta decadenza della potestà genitoriale sancita dal Tribunale dei Minorenni. Mentre la difesa si prepara a far valere le proprie ragioni, il tribunale ha rinviato il procedimento a fine mese per le repliche e la lettura della sentenza, che dovrà mettere un punto definitivo a questa spirale di odio familiare.

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