Site icon cagliari.vistanet.it

Sardegna. Le tombe dei giganti sommerse che durante i periodi di secca riemergono. Sapete dove si trovano?

lago monte pranu

Foto di Giorgio Fenu

Le immagini sembrano provenire da una missione sulla Luna: distese di sassi, crepe nel suolo e un silenzio spettrale. Invece, siamo nel cuore della Sardegna, dove un mondo sommerso ha deciso di tornare a respirare. Non è un fenomeno magico, ma l’effetto della siccità che purtroppo ogni estate svuota gli invasi artificiali dell’Isola, trasformando uno scenario catastrofico per l’agricoltura in una straordinaria finestra sulla storia.

Foto di Giorgio Fenu

Siamo nel bacino artificiale del Lago di Monte Pranu, nato nel 1951 con lo sbarramento del Rio Palmas. Quando l’area fu allagata per garantire lo sviluppo industriale e agricolo del territorio, milioni di metri cubi d’acqua seppellirono per sempre un patrimonio inestimabile: circa sette tombe dei giganti e diversi nuraghi con i relativi villaggi.

Foto di Giorgio Fenu

Oggi, quella che un tempo era un’imponente riserva idrica è ridotta a poco più di una pozza. Da questo deserto di fango riemergono loro: i testimoni del passato di Tratalias e del Basso Sulcis che, nonostante passino dieci mesi l’anno completamente sommersi, riappaiono oggi quasi perfettamente conservati.

Foto di Giorgio Fenu

Le immagini catturate dal drone di Giorgio Fenu e Denise Diana hanno rivelato dettagli inediti. Durante un sopralluogo è emerso che il tesoro è più vasto di quanto si pensasse. Grazie alla prospettiva aerea, si è scoperto che le tombe dei giganti in quel punto non sono isolate, ma sono ben tre, posizionate a brevissima distanza l’una dall’altra. Raggiungerle oltretutto non è semplice: bisogna attendere i mesi estivi, quando il livello dell’acqua si abbassa, e proseguire a piedi per circa due chilometri in un paesaggio che sembra non appartenere a questo pianeta.

Il contrasto è forte: per gli agricoltori il lento svuotarsi del lago è una tragedia produttiva; per gli appassionati di archeologia è un’occasione irripetibile. Finché le piogge non torneranno a reclamare questo territorio, lo scrigno di Monte Pranu resterà aperto, offrendo uno sguardo autentico e suggestivo sulla civiltà nuragica che, per decenni, ha vissuto nel silenzio degli abissi.

Exit mobile version