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L’ultimo accordo del poeta del mare: il mondo della musica piange la scomparsa di Gino Paoli

Gino Paoli (Wikipedia)

Gino Paoli (Wikipedia)

L’ultimo accordo del poeta del mare: il mondo della musica piange la scomparsa di Gino Paoli

Si è spento all’età di 91 anni Gino Paoli, il celebre cantautore italiano che ha saputo trasformare l’astrazione del sentimento in architettura sonora. Con la sua scomparsa, l’Italia perde non solo un musicista tra i più amati dal pubblico italiano, ma l’ultimo grande testimone di un’epoca irripetibile.

Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, figlio di un ingegnere navale e di una casalinga, Paoli portava dentro di sé il rigore della tecnica e la fluidità dell’onda, elementi che avrebbero poi caratterizzato la sua intera produzione artistica.

Il suo percorso non fu lineare: dopo aver interrotto gli studi al liceo scientifico, iniziò a lavorare mettendosi alla prova prima come disegnatore meccanico e poi come grafico in un’agenzia pubblicitaria, esperienze che affinarono quella precisione estetica che avrebbe poi trasposto nelle sue liriche. La vera svolta avvenne però a Genova; fu in quella città di porto e di caruggi che Paoli crebbe entrando in contatto con i futuri protagonisti della cosiddetta scuola genovese della canzone d’autore, stringendo legami indissolubili con anime inquiete come Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi e Umberto Bindi.

Se i primi passi mossi negli anni Cinquanta con la pubblicazione di alcuni 45 giri — tra cui La tua mano, Non occupatemi il telefono, Senza parole e Sassi — passarono quasi inosservati, il decennio successivo segnò la sua definitiva consacrazione. Il successo travolgente arrivò nel 1960 con La gatta e, in modo ancora più dirompente, con Il cielo in una stanza: l’interpretazione magistrale di Mina sancì la sua affermazione come cantautore, trasformando una stanza in un universo senza confini.

Gli anni Sessanta videro la sua carriera decollare verticalmente, parallelamente a una vita privata intensa e tormentata. Nel 1961 l’incontro con Ornella Vanoni diede vita a una relazione che ispirò alcune delle sue canzoni d’amore più celebri, capolavori del calibro di Senza fine, Anche se e Me in tutto il mondo. Fu quello anche l’anno del debutto al Festival di Sanremo con Un uomo vivo, presentato in coppia con Tony Dallara. Nel 1963, mentre pubblicava Sapore di sale — destinato a diventare il 45 giri più famoso della sua carriera — Paoli attraversava crisi personali talmente profonde da portarlo a tentare il suicidio. Nonostante il dolore, la sua arte non si fermò: tornò al Festival di Sanremo nel 1964 con Ieri ho incontrato mia madre, raggiungendo la serata finale, e partecipò di nuovo nel 1966 con La carta vincente.

Dopo un necessario periodo di lontananza dai riflettori, gli anni Settanta rappresentarono il momento della riflessione e della maturità. La trilogia di album pubblicata per la Durium — Le due facce dell’amore, Rileggendo vecchie lettere d’amore e Amare per vivere — testimoniò una visione più consapevole e stratificata dell’esistenza. Il grande pubblico lo ritrovò poi negli anni Ottanta, prima con l’immortale Una lunga storia d’amore e successivamente con la storica tournée insieme a Ornella Vanoni, culminata nel doppio album live Insieme. La sua poliedricità lo portò persino a dedicarsi alla politica: nel 1987 venne eletto deputato nelle file del Partito Comunista Italiano, pur senza mai abbandonare il palcoscenico, come dimostrò nel 1989 la partecipazione a Sanremo con Questa volta no, su invito personale del patron Aragozzini.

Il vigore creativo di Paoli non venne meno nemmeno negli anni Novanta e Duemila. Nel 1991 l’album Matto come un gatto confermò la solidità della sua carriera grazie al brano Quattro amici, vincitore del Festivalbar. Il legame con Sanremo si rinnovò nel 2002 con Un altro amore, brano che gli valse il Premio della Critica per il miglior testo. Gli ultimi anni sono stati un susseguirsi di sperimentazioni jazz con i maggiori specialisti del settore, l’impegno civile nella stesura di Domani (2009) per le popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo, e la pubblicazione di opere come Santo Me nel 2012 e il doppio album Appunti di un lungo viaggio nel 2019.

Oltre la musica, la vita di Paoli è stata costellata da legami profondi. È stato sposato con Anna Fabbri, dalla cui unione nacque il figlio Giovanni, prematuramente scomparso nel 2025 a causa di un infarto. Dalla relazione con l’attrice Stefania Sandrelli nacque Amanda nel 1964, mentre dal 1991 era legato in matrimonio a Paola Penzo, madre dei suoi tre figli Nicolò (1980), Tommaso (1992) e Francesco (2000). Gino Paoli lascia oggi un’eredità inestimabile e una famiglia numerosa, inclusi i quattro nipoti Olivia (figlia di Giovanni), Rocco e Francisco (figli di Amanda) e Leone (figlio di Nicolò). Con lui se ne va un pezzo di storia, ma resta, indelebile, quel sapore di sale che non svanirà mai.

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