Cronaca di un orrore domestico a Sennori, condannato il padre padrone che filmava le sevizie.
Un’agghiacciante spirale di brutalità, consumata tra le mura domestiche e protrattasi per ben sette anni, ha trovato finalmente un epilogo giudiziario con la condanna di un 43enne algherese, ritenuto responsabile di maltrattamenti continuati contro i familiari a Sennori.
La sentenza emessa dalla giudice, che ha stabilito una pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale subito esecutiva di 10mila euro, ha squarciato il velo su una realtà fatta di umiliazioni e violenze fisiche sistematiche ai danni della ex compagna e dei cinque figli presenti in casa. Il quadro probatorio emerso durante il dibattimento ha delineato la figura di un uomo che non si limitava a percuotere i propri congiunti, ma ne calpestava metodicamente la dignità, agendo spesso sotto gli occhi dei minori. Tra gli episodi più crudi e disturbanti ricostruiti in aula dal pubblico ministero, il quale aveva sollecitato una condanna più severa a 4 anni e 6 mesi, spiccano le torture psicofisiche inflitte al figlio nato da una precedente relazione della donna.
In un’occasione, il giovane è stato costretto a restare in piedi per tutta la notte su una singola mattonella della cucina mentre l’imputato gli girava attorno schiaffeggiandolo ripetutamente, arrivando persino a filmare la scena con il proprio cellulare come se si trattasse di un macabro trofeo. La furia dell’uomo non risparmiava nessuno, colpendo con schiaffi e percosse anche la figlia della coppia, ma la principale vittima restava la compagna, bersagliata da una violenza cieca che in un’occasione si è manifestata con il lancio di una caffettiera.
Le minacce di morte erano la costante colonna sonora di questo inferno familiare, culminando nel nefasto presagio che l’imputato rivolgeva alla donna, assicurandole che prima o poi l’avrebbe ammazzata. Anche i tentativi di ribellione o i passaggi verso l’età adulta venivano soffocati con l’intimidazione: l’adolescente è stato trascinato in un’area periferica di Sennori dove l’uomo lo ha sfidato a un combattimento armato utilizzando il cric dell’auto.
Al rifiuto del giovane di prestarsi a quella follia, sono seguiti pesanti insulti che ne denigravano la persona. Durante il processo sono riaffiorati tutti i dettagli di una convivenza tossica iniziata nel 2012 e terminata solo nel 2019, un lungo periodo in cui la paura era diventata l’unica regola di vita per questa famiglia sarda.

