È arrivata la conferma definitiva che gli inquirenti cercavano per chiudere il cerchio attorno al brutale assassinio di Giovanni Musu. Durante l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Enrico Altieri, William Serra, il trentottenne sospettato del delitto, ha ammesso ufficialmente le proprie responsabilità. Nonostante abbia scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere all’interrogatorio formale, l’uomo ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee cariche di tensione emotiva, manifestando un profondo disagio personale e rivolgendo parole di scuse ai parenti della vittima per l’atroce gesto compiuto.
La vicenda risale alla drammatica notte tra il 16 e il 17 gennaio scorso, quando il corpo senza vita di Musu è stato rinvenuto all’interno del parco di Rosmarino in condizioni che hanno lasciato sgomenti anche gli investigatori più esperti. La dinamica emersa dai rilievi descrive un’aggressione di inaudita ferocia: la vittima è stata raggiunta da ben tredici fendenti, di cui uno fatale alla gola, prima che l’aggressore tentasse persino di dare fuoco alle gambe del cadavere nel disperato tentativo di occultare le tracce o infierire ulteriormente sul corpo.
Nonostante l’ammissione di colpevolezza resa davanti al giudice, il quadro investigativo non può ancora dirsi del tutto completo. Serra, assistito dal suo legale Fabio Basile, ha preferito mantenere il silenzio sulle ragioni profonde che hanno scatenato una simile esplosione di violenza, lasciando il movente ancora avvolto nel mistero. Un silenzio che pesa come un macigno sulla ricostruzione dei fatti e su cui continuano a lavorare incessantemente i magistrati della Procura di Cagliari, coordinati dal pubblico ministero Danilo Tronci, nel tentativo di dare un senso logico a un atto di tale crudeltà.
Un contributo decisivo per incastrare il trentottenne è arrivato dall’analisi tecnologica condotta dai Carabinieri. A quanto si apprende, un elemento fondamentale per stringere le manette attorno al sospettato è stato il contenuto di alcuni messaggi inviati da Serra alla sua ex compagna nelle ore immediatamente successive al delitto. In quelle comunicazioni l’uomo avrebbe già confessato l’omicidio, fornendo agli investigatori quel tassello mancante che ha permesso di accelerare l’iter giudiziario e portare alla svolta definitiva di queste ultime ore.

