È stato il Capodanno dei grandi numeri, ma anche delle grandi polemiche. Sassari si risveglia nel 2026 divisa tra l’entusiasmo per un exploit di presenze senza precedenti e l’indignazione per una gestione del palco che molti non hanno esitato a definire “disastrosa”.
Piazzale Segni si è trasformato in un oceano umano. Circa 20mila persone nel cuore dell’area e altre 10mila nelle zone limitrofe hanno risposto alla chiamata di Max Pezzali. L’ex 883 è salito sul palco poco prima delle 22:30, esplodendo subito con “Sei un mito”.
Per oltre un’ora, la piazza è diventata un unico coro: da “Come mai” a “Nord sud ovest est”, Pezzali ha regalato a generazioni di fan la colonna sonora dei loro ricordi. Ma il primo “corto circuito” è arrivato alle 23:40 quando, con un onesto «La notte è giovane ma io no», la star ha lasciato il palco molto prima del countdown di mezzanotte, lasciando il pubblico in un limbo d’attesa.
È a questo punto che la serata ha preso una piega inaspettata. La conduzione affidata al duo Daniele Coni e Laura Calvia (BobòScianèl), nota per uno stile irriverente e sfrontato, è finita rapidamente fuori rotta. Quella che doveva essere satira si è trasformata, secondo la piazza, in una sequela di volgarità gratuite: riferimenti a orge, parolacce banali e un linguaggio apparso decisamente fuori contesto davanti a una platea composta da migliaia di famiglie con bambini.
Il picco dell’imbarazzo è stato raggiunto proprio dopo lo scoccare della mezzanotte. Nel tentativo di gestire l’assenza della star, Daniele Coni ha gelato i presenti con una battuta infelice: «Credo che Max Pezzali abbia terminato di fare la sua pugnetta. Sta mangiando dei papassini».
Il verdetto della piazza è stato immediato: fischi e silenzio attonito. Ma è sul web che la rabbia è esplosa con ferocia. Nelle ultime ore, i profili social dei presentatori e delle pagine legate all’evento sono stati travolti da una vera e propria shitstorm. Le critiche si concentrano sulla scelta di un registro così esplicito per un evento pubblico finanziato dalla collettività.
Raggiunto per un commento, Daniele Coni si è barricato dietro un secco “no comment”, mentre la città si interroga: dove finisce la libertà creativa e dove inizia la mancanza di rispetto per il pubblico? Sassari ha dimostrato di poter attrarre i grandi eventi, ma l’organizzazione e la scelta artistica della conduzione lasciano l’amaro in bocca. Se da una parte resta il ricordo dei successi cantati a squarciagola, dall’altra rimane il disappunto per un countdown che, invece di unire la piazza in un brindisi, l’ha lasciata nel segno dell’imbarazzo.

