Ogliastra, il punto nascita chiuso da quasi quattro anni: il comitato “Giulemanidallogliastra” chiede risposte concrete
Quasi quattro anni di sospensione per il punto nascita dell’Ogliastra. Il comitato “Giulemanidallogliastra” torna a denunciare la situazione con una lettera aperta alla politica: nascere nel proprio territorio è un diritto, non un favore. Il Comitato chiede certezze concrete: una data di riapertura, personale qualificato, protocolli chiari per le emergenze materno-infantili e un cronoprogramma pubblico con responsabili e tappe. Oppure la chiarezza sul fatto che la struttura non riaprirà, assumendosi la responsabilità davanti agli ogliastrini.
canale WhatsApp
Quasi quattro anni. Tanto dura ormai la sospensione temporanea del punto nascita dell’Ogliastra. Un tempo sufficiente a trasformare la vita quotidiana in una lunga marcia tra ambulanze, trasferimenti e incertezze, mentre intere famiglie valutano se restare o partire.
A sollevare di nuovo la questione è il coordinamento “Giulemanidallogliastra”. In una lettera aperta alla politica, il Comitato non chiede favori: ricorda un diritto fondamentale, quello di nascere nel proprio territorio, e denuncia le conseguenze di servizi essenziali assenti. Spopolamento, villaggi che si svuotano, case che diventano silenziosi testimoni di un presente senza futuro.
Il Comitato non si limita alle parole: chiede certezze concrete. Una data di riapertura, personale qualificato, protocolli chiari per le emergenze materno-infantili, mezzi adeguati. E un cronoprogramma pubblico, con nomi e responsabilità. Oppure, sostiene, la politica dovrebbe avere il coraggio di dire chiaramente che la struttura non riaprirà, assumendosi la responsabilità di fronte alla comunità.
In fondo, la questione va oltre la polemica: è una scelta sul destino dell’Ogliastra. Continuare a negare i servizi essenziali significa accettare che un territorio scompaia lentamente, pezzo dopo pezzo, nascita dopo nascita. Dare priorità ai diritti fondamentali non è solo giustizia sociale: è investire sul futuro di un’intera comunità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Panchina d’Oro: l’allenatore tortoliese Pino Murgia unico sardo presente alla 34ª edizione del prestigioso premio

Unico sardo presente alla 34ª edizione del prestigioso premio a Coverciano. Il Comune di Tortolì celebra il suo "ambasciatore" sportivo: «Un premio alla sua indiscussa professionalità».
canale WhatsApp
C’era anche un pezzo d’Ogliastra nel cuore pulsante del calcio italiano. Lo scorso 2 febbraio, in occasione della 34ª edizione della Panchina d’Oro, il mister Pino Murgia ha rappresentato con orgoglio la Sardegna tra i grandi nomi della Serie A e del panorama internazionale. Un traguardo che non è passato inosservato nella sua città natale: l’Amministrazione comunale di Tortolì ha voluto esprimere pubblicamente le più vive congratulazioni al tecnico per questo importante riconoscimento.
La partecipazione di Murgia assume un valore statistico e simbolico di rilievo: il tecnico tortoliese è stato infatti l’unico allenatore sardo presente alla cerimonia. Reduce dall’esperienza dello scorso anno alla guida del Taranto in Lega Pro, Murgia ha calcato per la seconda volta consecutiva il palcoscenico di Coverciano, confermandosi una figura stimata e riconosciuta nel settore.
La Panchina d’Oro non è solo una premiazione, ma un momento di altissima formazione e scambio. Durante l’evento, Murgia ha avuto modo di confrontarsi con i migliori tecnici nazionali e internazionali, un’occasione di crescita e di consolidamento per una carriera costruita passo dopo passo.
«La sua partecipazione è una grande soddisfazione per la nostra comunità e per la sua indiscussa professionalità e competenza», spiegano dal Comune. Il riconoscimento a Murgia viene visto come il giusto premio a una carriera fatta di passione e dedizione, doti che lo hanno portato a rappresentare l’eccellenza sportiva ogliastrina nei contesti più prestigiosi del calcio professionistico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
